Fra i miei News Feed, la notizia del “giorno della memoria” (27 gennaio, dedicato alla commemorazione delle vittime dell’olocausto) si è incrociata con quella della recente risoluzione del parlamento europeo per disciplinare l’uso dei “sistemi di arma autonomi” (i cosiddetti “robot killer”, controllati da sistemi di intelligenza artificiale).
La convergenza di queste notifiche (che si riferiscono a fatti molto lontani l’uno dall’altro, ma legati dallo stesso comune denominatore) mi ha spinto ad una riflessione più ampia, che potrebbe essere molto più articolata, ma che mi limito a condividere a grandi linee.
Se con la parola “tecnica” intendiamo la capacità dell’uomo di modificare le cose attorno a sé per raggiungere uno scopo prefissato, ci si può accorgere che il significato sotteso da questo termine va ben oltre il senso di saper costruire macchine o progettare meccanismi complessi. La capacità tecnica caratterizza l’essere umano nel suo intimo: ci costituisce dal profondo, fa parte di noi.
Il motivo per cui tale questione ha occupato buona parte della riflessione filosofica del ‘900 sta nel fatto che questa “spinta” interiore sta alla base di molte altre questioni che ci riguardano da vicino: il progresso, le rivoluzioni scientifiche, il rapporto con la natura, le nuove visioni del mondo, la crisi dell’epoca moderna, il disorientamento dell’epoca attuale.
In quanto attitudine dell’uomo, la tecnica può essere orientata in senso buono o cattivo, può potenziare o annichilire, fare progredire o distruggere, per questo ci mette davanti ad una grande responsabilità (parola sempre più attuale e sempre più importante…), ma la storia – e quella del ‘900 ce lo racconta in tutta la sua crudezza – insegna che a volte è la tecnica a decidere, rovesciando la centralità della persona umana, prendendone il posto e dominando la scena.
Quando la tecnica prende il sopravvento, l’effetto è quello del capovolgimento: da libertà a prigionia, da armonia a controllo, da umano a disumano. Così la tecnica può trasformarsi nella cieca obbedienza ad un sistema che ti impone lo sterminio sistematico di altri esseri umani.
Se l’umanità perde la capacità di gestire il proprio potere e non è in grado di accompagnare lo sviluppo tecnico con un altrettanto decisivo sviluppo etico, in futuro dovremo aspettarci altre forme di sterminio di massa, non solo a livello fisico, ma anche culturale e spirituale. Meglio non dimenticarlo.
Qui la notizia sull’appello del parlamento europeo:
Intelligenza artificiale, l’appello dell’Europarlamento: “Stop ai robot killer”