La prima enciclica di papa Leone XIV ci mette di fronte alla necessità di non smarrire il volto umano dell’innovazione tecnologica.
Magnifica Humanitas – prima enciclica di papa Leone XIV, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale (IA) – parla di noi, dell’epoca complessa in cui siamo chiamati a vivere e del nostro rapporto con l’innovazione tecnologica. Questo perché «l’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico» (MH n.102), ma entra in processi che entrano pervasivamente nella vita di ognuno. Le tecnologie riflettono infatti ciò che siamo, come in uno specchio. Il nostro modo di attuarle rivela le nostre intenzioni, la nostra personalità, il nostro modo di essere e di concepire l’esistenza. Oggi l’IA lega ancora più strettamente il dato tecnologico a quello umano e abita la linea di confine che separa il naturale dall’artificiale, la realtà dalla simulazione, il vero dal falso, sfumandola sempre di più.
Come interpretare allora questi fenomeni del nostro tempo?
[…] un criterio di demarcazione utile per identificare la soglia etica, è quello di riuscire a scorgere il riflesso di un “volto umano” nelle cose e nei processi che mettiamo in atto. L’immagine del volto è infatti costitutiva del modo tipicamente umano di agire e sentirsi responsabili di qualcosa. Ciò che ha un volto è vivo e ci interpella; ciò che non lo ha diventa impersonale, meccanico, e ricade nell’azione inconsapevole. Ogni tecnologia che rende più difficile vedere un volto umano riflesso nelle cose che realizziamo, abbassa la soglia morale del senso di responsabilità (MH n.197-200).
[…] oggi l’IA sembra configurarsi come un medium che agisce non solo sul versante delle applicazioni pratiche, ma anche come presupposto di gran parte delle esperienze guidate da automazioni: dalle attività lavorative a quelle sociali; dai servizi che usiamo ogni giorno, all’analisi dei dati che ci rappresentano. L’IA abita tutti questi luoghi sconfinando da un dominio all’altro, portando dentro la sfera digitale elementi che prima pensavamo immutabilmente umani, come il linguaggio complesso, la creatività, l’empatia, veicolando in queste dinamiche anche l’interiorità personale, con effetti per noi disorientanti.
Su questi temi, la dottrina sociale della Chiesa non risponde come un codice statico, ma si lascia interrogare dai segni dei tempi, in un percorso di discernimento che dialoga con la scienza, la tecnica e i saperi umani (MH n.27). Il suo intento è cercare di guidare l’umanità verso una maggiore consapevolezza di sé e verso il futuro che è chiamata a costruire. In questo cammino emerge chiaramente che il motivo delle nostre preoccupazioni non risiede tanto nell’evoluzione tecnologica, quanto nella progressiva incapacità di governarla e orientarla verso una piena fioritura umana. Da qui l’invito a riflettere contro il rischio di un’umanità che, senza una profondità spirituale e faticando a coltivare la vita interiore, rischia di ritrovarsi vittima delle sue stesse conquiste.
[…] Quella di papa Leone è dunque una chiamata collettiva a vivere il nostro tempo con una nuova consapevolezza, promuovendo una visione integrale su Dio, sull’umanità e i suoi artefatti, perché «il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato» (MH n.233).