Noi e l’Intelligenza Artificiale: una questione di fiducia? (parte 2)

Divulgazione scientifica

Autore Andrea Galluzzi   Data 26.10.2022 #0058

Noi e l’Intelligenza Artificiale: una questione di fiducia? (parte 2)

Macchine: il gioco dell’imitazione

La capacità di portare a termine un compito in maniera efficace di per sé non identifica, da sola, la presenza di una intelligenza intesa in senso propriamente umano, perché quest’ultima è caratterizzata da elementi che superano gli aspetti funzionali.

Non essendo autocosciente delle proprie azioni e potendo solo imitare un comportamento umano, una IA non può essere considerata come un soggetto in grado di assumere il medesimo atteggiamento nei confronti del fiduciante. Data però la nostra attitudine a riconoscere un comportamento umano anche in ciò che umano non è, il solo “gioco dell’imitazione” attuato dalle macchine basta a disorientarci. […]

Di fatto, se una macchina può agire con un certo grado di autonomia (come nel caso di una IA), la responsabilità del suo agire non è mai del tutto autonoma: deve essere sempre valutata in maniera correlata alla responsabilità umana di chi l’ha progettata o di chi l’ha messa in esercizio. Anche per questo, dunque, la percezione di una relazione di fiducia con una IA va ricondotta alla nostra consapevolezza, al nostro modo di percepire noi stessi e le relazioni con gli altri. Su questo fronte né le neuroscienze, né la filosofia sono in grado di dare risposte univoche, ma ascoltando le reazioni di vari addetti ai lavori una cosa si può comunque affermare: se un’IA non può provare emozioni verso chi interagisce con essa, va da sé che gli esseri umani, nelle interazioni con sistemi “intelligenti”, non dovrebbero parlare di fiducia, ma al massimo di affidabilità ed efficienza, come si conviene per tutti gli altri automatismi. […]

Macchine: il gioco dell’imitazione


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