L’ottimismo sulla futurologia ha lasciato il posto ad un realismo inquietante. Eppure il futuro è aperto. Lo spiega il nuovo libro di Roberto Paura.
Occupare il futuro (Codice Edizioni, 2022) è il titolo dell’ultimo libro di Roberto Paura (giornalista, scrittore, presidente del centro di ricerca Italian Institute for the Future e cofondatore dell’Associazione Futuristi Italiani): parla dei metodi che ci permettono di studiare il futuro, ma non solo. Parla di noi, del mondo che abbiamo costruito e di come pensare quello che abiteremo.
L’autore conferma in questo saggio le sue doti storiografiche e analitiche, accompagnando il lettore a comprendere soprattutto che «la decolonizzazione del futuro non richiede né transizioni né rivoluzioni, ma conversioni».
Si tratta di gettare un ponte tra il futuro che vorremmo e il presente che viviamo, in modo che l’avvenire possa essere riaperto e reso «nuovamente pensabile, agibile, trasformabile». Il compito dei future studies è proprio questo: imparare a sostituire l’idea di un futuro a senso unico con nuove visioni che siano frutto di una rinnovata capacità di immaginazione. Una capacità per la quale il fattore umano è qualcosa che va ben al di là di una semplice variabile in un sistema di equazioni.
La scienza del futuro