La rivista per la filosofia ha ospitato il mio saggio presentato all’ultimo convegno internazionale La filosofia, il castello e la torre nel settembre scorso.
A partire da una rilettura del saggio “Le età della vita” di Romano Guardini, l’articolo si propone di mettere in luce, analizzando le riflessioni del filosofo italo-tedesco, il nesso fra il cammino di crescita della singola persona (dalla fanciullezza alla maturità) e i mutamenti esistenziali dell’immagine del mondo (dall’antichità alla postmodernità).
La prospettiva di Guardini – autore che nelle sue riflessioni ha messo al centro l’uomo e le sfide della propria epoca – permette di aprire una visione diversa sul percorso della vita e il suo incespicare fra i rischi “disumanizzanti” della tecnica. È una visione nella quale la riscoperta del valore etico-educativo – che ogni persona porta in sé – apre nuove possibilità per l’inedita immagine del mondo che si sta affacciando, e rende possibile riorientare la tecnica da un “andare-sempre-oltre” al suo ruolo più autentico: la fioritura della condizione umana.